domenica 28 maggio 2017

La Delegazione di Catania delle Guardie al Pantheon onora i Caduti con la Messa del 24 maggio



La Delegazione di Catania delle Guardie al Pantheon onora i Caduti con la Messa del 24 maggio

Nella ricorrenza di Maria Ausiliatrice, Regina del Cielo per i cristiani cattolici, memoràndo l'inizio della prima guerra mondiale che vide il compiersi della Unità Nazionale col sagrifizio di tantissimi combattenti,  si è svolta il 24 maggio u.s. la S.Messa officiata da Monsignor Gaetano Zito, Vicario per la Cultura della Diocesi etnea, nella monumentale chiesa di San Nicola la Rena di Catania.
Hanno partecipato diverse associazioni d'Arma, fra cui la Cavalleria, i Finanzieri, i Bersaglieri, i Carabinieri, la Polizia di Stato. La Messa è stata organizzata dalla Delegazione catanese dell'INGORTP, guidata dalCav.Uff.Ing. Salvatore Caruso, nonché dal Corpo delle Guardie Nobili ai Sacrari.  Hanno altresì partecipato l'Associazione Nazionale del Fante di Catania e la Legione Garibaldina coordinamento di Catania; contemporaneamente a Roma al Pantheon i vertici della Legione Garibaldina rendevano gli onori ai Re d'Italia.
La chiesa catanese ospita il Mausoleo- Sacrario dei Caduti della grande guerra e del secondo conflitto, inaugurato nel maggio 1930 dall'Augusto Sovrano Re Vittorio Emanuele III, ove si è deposta una corona d'alloro ed intonata "La leggenda del Piave", in ricordo dei Caduti.
Il Delegato Caruso ha fatto leggere il proclama del "Re Soldato" alle truppe, lanciato allo scoppio del primo conflitto, ove ricorda i "termini sacri" dei confini della Patria.  L'evento è stato molto intenso e partecipato; per gli Ordini Dinastici di Casa Savoja era presente il Vicario di Catania Cav.Uff. Giovanni Vanadia; presenti le GdO Aversa Vito, Caruso Grazia, Caruso Salvatore, Costanzo Luciano, Dolci Marco, Gatto Antonio, Giordano Francesco, Guarino Mauro, La Torre Giuseppe, Lo Presti Santi, Novara Maria, Sorbera Beniamino, Suriano Pietro, Tringali Salvatore, Vella Lucio, Villani Conti Vincenzo; le GdO Aversa, Caruso G., Caruso S., Giordano, Guarino, Suriano, Villani Conti sono anche insigniti degli OO.DD. sabaudi a vario titolo.

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martedì 23 maggio 2017

Brillante conferenza del Dottor Francesco Giordano, Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoja, su Carlo Delcroix nella sede di Catania della Delegazione delle Guardie al Pantheon





      Brillante conferenza del Dottor Francesco Giordano, Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoja, su Carlo Delcroix nella sede di Catania della Delegazione delle Guardie al Pantheon

Nella sede di Catania della Delegazione dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, la GdO Dottor Francesco Giordano, Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoja, sabato 20 maggio u.s. ha intrattenuto il qualificato uditorio di Guardie ed amici, con la relazione titolata "Carlo Delcroix, il mago della Parola di una Italia che non è più". Il testo dell'intervento, come molti altri, è stato editato nella Collana di studi di dottrina monarchica, omonimo Centro Studi istituito il 1\9\1999, curata ed edita dal Gr.Uff. OMS Giuseppe Valore.
Dopo l'introduzione del Delegato INGORTP etneo Cav.Uff.Ing.Salvatore Caruso, il Cav.Dott. Giordano, andando a braccio e seguendo il "fil rouge" della passione monarchica, ha brillantemente tratteggiato la figura di Carlo Delcroix, combattente, grande invalido e mutilato della prima guerra mondiale, sottolineandone le doti umane, morali e soprattutto letterarie. Delcroix, ha precisato l'oratore, fu un vero "aedo del Dolore", un monarchico fervente sempre fedele alla Real Casa di Savoja nei suoi Re, un oratore fecondissimo sia durante il regime fascista che nella repubblica, quando venne eletto alla Camera deputato per il partito monarchico. Oltre che luminoso scrittore, fu anche personaggio della letteratura, venendo citato ben sei volte da Ezra Pound e in un memorabile capitolo, da Ada Negri.   Il Cav.Dott. Giordano ha concluso la sua conferenza molto apprezzata dai presenti, col rammentare che gli eroi pubblici, come Delcroix (che si spegneva nel 1977) come quelli ignoti, mai non muoiono se ne viene ravvivato con intensità il ricordo.

Il video con brani della conferenza:

venerdì 19 maggio 2017

Il Coordinatore di Catania della Legione Garibaldina interviene alla presentazione del libro "Piume baciatemi.." ispirato alla vita del bersagliere Damaggio eroe del Pasubio nella Grande Guerra





Il Coordinatore di Catania della Legione Garibaldina interviene alla presentazione del libro "Piume baciatemi.." ispirato alla vita del bersagliere Damaggio eroe del Pasubio nella Grande Guerra

Nel pomeriggio del giorno 11 maggio, nei locali di villa Fortuna ad Acitrezza (Ct), affacciata sullo splendido lungomare dei Ciclopi, sede della Pro Loco, si è tenuta a cura del Centro Studi Acitrezza diretto da Giovanni Castorina, la presentazione del libro "Piume baciatemi...", biografia romanzata del bersagliere Salvatore Damaggio eroe della Grande Guerra, scritto da Vera ambra ed edito da Akkuaria Edizioni.  Con la decisiova presenza dei componenti della locale Associazione Nazionale Bersaglieri, di cui sono intervenuti il Presidente regionale e quello sezionale, e l'intervento del giornalista Daniele Lo Porto, segretario Assostampa nonché vice presidente della locale sezione della Associazione Marinai d'Italia e autore della prefazione del libro, l'evento è stato ben partecipato.
Il Coordinatore per Catania e provincia della Legione Garibaldina, Cav.Dott.Francesco Giordano, invitato a tenere un intervento -anche in quanto autore della postfazione del libro-, ha intanto voluto portare il saluto della Legione a codesto evento che rammemora, nella figura del Tenente Damaggio che tenne la cima del monte Pasubio in condizioni difficilissime nel luglio 1916 meritandosi la medaglia al valore, tutti i combattenti del primo conflitto mondiale, "un massacro", ha detto il nostro esponente, "ove la maggioranza dei Fanti provenivano dalla Sicilia e dal Sud: neppure si comprendevano perchè la lingua italiana parlata non era troppo diffusa seppure la legge Coppino del 1877 istituiva, e fu merito del governo unitario nazionale mentre i Borboni mai vollero istruire le masse, la scuola elementare gratuita e pubblica per tutti: fu lo spirito di corpo e la vita comune nelle trincee accomunati dalla medesima fede nella Patria, ammantata dal sacro tricolore, che compì il miracolo della compiuta Unità nazionale .   "La Legione Garibaldina", ha proseguito Giordano, "già nel 1914 partecipava alla grande guerra coi battaglioni di volontari nell'esercito di Francia, pugnando nelle Argonne al comando di Peppino Garibaldi figlio di Ricciotti e lasciando sul campo Bruno e Costante Garibaldi, per poi dopo l'ingresso dell'Italia nel conflitto, confluire nel Regio Esercito".
Ha quindi ricordato la genesi della Legione, direttamente dal Corpo dei Volontari poi Esercito Nazionale che, al grido di "Italia e Vittorio Emanuele", unificarono la Patria con la mitica spedizione dei Mille dalla Sicilia a Napoli nel maggio 1860, or sono 157 anni; come la Legione Garibaldina si sia coperta di gloria nella guerra per la libertà della Grecia e dell'Epiro combattendo a Domokos nel 1897, al comando di Menotti Garibaldi, il cui battaglione era composto da 50 volontari siciliani e catanesi, tra cui il valoroso deputato e poi Sindaco etneo Giuseppe de Felice Giuffrida;  ha altresì ricordato che se è bene che i Bersaglieri, "una specialità del Regio Esercito prima e dell'Esercito della Repubblica oggi, nelle loro associazioni, diffondano l'amor patrio anche nelle scuole, questo mai deve far dimenticare il sagrifizio di coloro che non tornarono, i morti ed i dispersi, che solo ebbero la gloria muta di compiere il loro dovere, non ad altro aspirando che alla Liberta italiana, quindi alla nostra": in questo senso, ha precisato il Coordinatore etneo della Legione, "è importantissimo spiegare ai ragazzi il significato della Storia, particolarmente del Milite Ignoto, simbolo di tutti i caduti senza nome, verso cui deferente leviamo il nostro pensiero; la Legione è lieta di condividere questo evento patriottico, nella speranza che si persegua la diffusione dei valori della conoscenza ed amore per la nostra Italia, una e libera".      L'evento si è concluso con la preghiera del Bersagliere, al suono dell'attenti intonato da un militare, e il ricordo del Damaggio, decorato dell'ordine della Corona d'Italia e nel volume liberamente descritto nei suoi travagli interiori. *

*Si ringrazia la signorina Roberta Celano per le foto gentilmente concesse

giovedì 11 maggio 2017

La Legione Garibaldina festeggia l'anniversario della sua fondazione a Catania rendendo onore al busto del Generale Garibaldi al giardino Bellini, 7 maggio 2017



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martedì 9 maggio 2017

Catania / Concerto del duo Celano- Sorley e un libro per scoprire la storia dell’Epiro, piccolo Stato dei Balcani

Dal periodico cattolico "La Voce dello Jonio" di Acireale (Ct), 7 maggio 2017


Catania / Concerto del duo Celano- Sorley e un libro per scoprire la storia dell’Epiro, piccolo Stato dei Balcani

Nella sala dell’Unione ciechi di Catania si è svolto “Epiro Concert”, concerto di arie e opere del mezzosoprano Roberta Celano e del pianista Alistair Sorley, in occasione della presentazione del libro “Il regno d’Epiro nell’Europa di ieri e di oggi”.

Il concerto, organizzato dall’associazione Agimus diretta dal maestro Giovanni Cultrera, dalla delegazione di Sicilia e Malta della Real Casa d’Epiro e dall’associazione Akkuaria, ha visto perfettamente fondersi un momento di grande cultura e di eccellente musica.
Il pubblico è rimasto estasiato dalla soave voce del mezzosoprano Roberta Celano, accompagnata dal pianista Alistair Sorley, due giovani talenti che hanno incantato tutti, sia gli appassionati del bel canto sia coloro che sono più lontani da questa melodiosa musica
Roberta Celano,  nata a  Catania nel 1990, sin dalla più tenera età si dedica allo studio del pianoforte per poi intraprendere lo studio del canto lirico. Il suo percorso artistico è già molto ricco nonostante la giovane età, infatti per ben dieci anni fa parte del coro dell’Istituto musicale Vincenzo Bellini di Catania. Vincitrice del 4° concorso internazionale del bel canto “Simone Alaimo” come ruolo e voce rossiniana,  è stata Rosina nel “Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini nella rappresentazione che è stata allestita la scorsa estate nella corte di Casa san Tommaso a Linguaglossa.
L’inglese Alistair Sorley, virtuoso del pianoforte, all’età di 16 anni ottiene una borsa di studio alla Royal Academy of Music di Londra diplomandosi in violino e pianoforte.

Dopo l’esecuzione di alcuni brani da parte di Sorley e della Celano è stato presentato al pubblico il libro “ Il regno d’Epiro nell’Europa di ieri e di oggi”. Autori del volume il dott. Francesco Giordano, il prof. Aldo Colleoni e l’esperto russo di araldica Valery Pavlovich Yegorov, la prefazione al testo è stata curata da Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia Gran Principe d’Epiro.
Dopo l’intervento dell’editore Vera Ambra, il delegato epirota dott. Giordano ha brevemente raccontato la storia della stesura del libro, un lavoro certosino e pieno di fonti storiche che rendono prezioso questo volume non solo per gli appassionati di storia ma per tutti coloro che vogliono scoprire le vicende di questa piccola nazione dei Balcani poco conosciuta e della Casa Reale epirota oggi, con gli ordini cavallereschi e diritti dinastici. Il piccolo Stato con le lunghe vicende che si sono succedute in tanti secoli, sorge alla vigilia della Grande Guerra, ma ben presto viene fagocitato dalle vicende belliche che spargeranno tanto sangue nel continente europeo. La lettura di questo libro è dunque fonte di luce e scoperta di eventi storici, di pagine di vita poco conosciute e tutte  da scoprire. A conclusione della serata, prima dei saluti il dott. Giordano ha consegnato al maestro Giovanni Cultrera, che da oltre un ventennio cura la rassegna musicale dell’Unione ciechi di Catania, la pergamena di Cavaliere dell’Ordine Equestre dell’Aquila d’Epiro.

Gabriella Puleo

http://www.vdj.it/?p=48771

martedì 2 maggio 2017

Grande successo del concorso letterario "Il Mito Greco" a Catania, organizzato da Akkuaria e dalla Delegazione di Sicilia e Malta della Real Casa d'Epiro







Grande successo del concorso letterario "Il Mito Greco" a Catania, organizzato da Akkuaria e dalla Delegazione di Sicilia e Malta della Real Casa d'Epiro

Con notevole concorso di pubblico, si è svolta sabato 29 aprile 2017 alle ore 20.00 presso la  Biblioteca “Vincenzo Bellini” in Catania,  via Antonino Di Sangiuliano, 307, la Cerimonia di Premiazione  del Concorso Letterario “Il Mito Greco dai mille volti e dai mille nomi”.
 L’iniziativa è stata organizzata con l’Alto Patrocinio della Real Casa dell’Epiro e di S.A.R. e Serenissima Don Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia per Grazia di Dio e per chiamata Gran Principe d’Epiro, dalla Delegazione di Sicilia e Malta della Real Casa d’Epiro nella persona del Delegato Nob. Comm. c.pl. Dott. Francesco Giordano, dall’Associazione Culturale Internazionale Epiro Reale Accademia Reale Internazionale di Santa Sofia nella persona del Presidente N.D. Principessa Giuseppina Sacchi di Nicopoli e d’Epiro, dall’Associazione Culturale Akkuaria nella persona del Presidente N.D. Vera Ambra.
Dopo i saluti di prassi, il Delegato della Casa d'Epiro Comm. Francesco Giordano, ha premiato, assistito dalla poetessa e scrittrice Gabriella Rossitto, i ragazzi della V ginnasiale del liceo Classico "Amari" di Giarre, che con l'ausilio importante della loro insegnante prof.ssa Mariuccia Stelladoro, hanno ottenuto la presenza nella antologia ivi lanciata, con le loro opere.  
Sono stati premiati in seguito i finalisti del concorso; la serata molto partecipata ed affollata ha altresì avuto degli interventi liberi degli autori di Akkuaria (da segnalare la lettura dei versi di Kostantino Kavafis da parte della scrittrice Mariella Sudano); precedentemente, il Delegato epirota Comm. Giordano ha consegnato alla N.D. Vera Ambra, le pergamene che il Principe d'Epiro Don Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia ha assegnato alle Edizioni Akkuaria insignite della prestigiosa qualifica di Editore della Real Casa d'Epiro. La serata si è chiusa con la frase greca "Elefterìa i thanatos", "libertà o morte", pronunziata dal Delegato della Casa d'Epiro.
Queste le opere finaliste
sezione poesia
 Cerimonia di Alessandra Cannovale
Narciso di Alessandra Felli
Lago di Pergusa di Antonella Cardella
Il dono di Atena di Carlo Lottek Landriscina
Inno a Venere di Giuseppe Stefano Proiti
Didone di Lucia Zappalà
Tu come nel mito di Pippo Nasca

Silloge di poesia
Venite o Dèi a visitarci di Salvo Leone
Lo specchio di Afrodite di Antonio Contoli

Sezione narrativa
Iris di Angela Russo
La sala del trono di Calogero Restivo
Solo gli Dèi ci rendono eroi di Carmelo Scardaci
Prometeo outsider di Emanuele Salemi
Tre di Giuseppe Pisasale
Lena, la bella tessitrice di Gualtiero M. F. Schirinzi
Io, Hank e Zorba il greco di Nazareno Anniballo
Maratona 490 a. c. di Piero Pizzo
Un volo nel mito di Pippo Nasca

Silloge di narrativa
Metamorfosi di Ulisse, Raccolta di Carlo Lottek Landriscina

Sezione saggistica
Tra Miti e Leggende di Pippo Nasca
I Miti Greci e le leggende dell’Etna
Lavoro di ricerca di gruppo degli studenti del Liceo Classico “Michele Amari” Giarre (Catania) diretti dalla prof.ssa Mariuccia Stelladoro e coordinati da Valeria Strazzeri e Giuliana Ardito (classe VC)
Il Mito dell’Ade e la bocca dell’inferno
Federica Andò, Carlotta Malfitana, Maria Pia Pennisi, Noemi Zuccaro (classe VC)
 Il Mito di Efesto
Cristina Murabito, Marta Aci (Classe VC)
Ade e Persefone
Mario Damusco, Marica Guarrera, Lara Pistorio, Giuliana Rametta, Liliana Samperi (classe VA)
Il Mito di Aci e Galatea
Sofia Incognito, Lucia Lombardo, Alessandro Pagano, Giuseppe Parisi (classe IVA)
 Il Mito di Bronte
Maria La Spina, Claudia Vaccaro (classe VB)
Il Mito di Tifeo
Gaia Rametta, Azzurra Musumeci, Smeralda Grasso, Ludovica Testa, Francesco Marzullo (Classe IVC)
 Re Artù e l’Etna
Federica Andò, Carlotta Malfitana, Maria Pia Pennisi, Noemi Zuccaro (classe VC)
 La Leggenda del Sacro Graal
Maria La Spina, Claudia Vaccaro (classe VB)
La Pantofola della Regina Elisabetta
Mario Damusco, Marica Guarrera, Lara Pistorio, Rametta Giulianam Liliana Samperi (classe VA)
Il Castagmo dei cento cavalli
Sofia Incognito, Lucia Lombardo, Alessandro Pagano, Giuseppe Parisi (classe IVA)
 Colapesce
Maria Maugeri, Alessia Maugeri (classe VC)
 Empedocle
Gaia Rametta, Azzurra Musumeci, Smeralda Grasso, Ludovica Testa, Francesco Marzullo (classe IVC)

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sabato 29 aprile 2017

Straordinario successo dell'Epiro Concert 2017 nel salone dell'Unione Italiana Ciechi di Catania









Straordinario successo dell'Epiro Concert 2017 nel salone dell'Unione Italiana Ciechi di Catania

Serata densissima di pubblico per un successo oltre ogni previsione, quella organizzata il 26 aprile 2017 dalla Delegazione di Sicilia e Malta della Real Casa d'Epiro, dall'Agimus e dall'associazione Akkuaria nel salone dell'Unione Italiana Ciechi di Catania, ove si è svolto l'Epiro Concert 2017, evento in occasione della presentazione del libro "Il Regno d'Epiro nell'Europa di ieri e di oggi", scritto dal Delegato epirota Comm.Dott. Francesco Giordano per Akkuaria edizioni.  La fondamentale collaborazione del noto Maestro Giovanni Cultrera, il quale fra le innumerevoli attività artistiche dirige da oltre un ventennio la rassegna musicale dell'Unione Ciechi etnea, ha fatto sì che la serata si svolgesse in modo splendido.
L'evento ha visto protagonisti, oltre il foltissimo pubblico dei non vedenti e partecipanti che ha letteralmente gremito la sala dell'UIC Catania -tanto che molti hanno sostato in piedi perchè le sedie, una ottantina, erano tutte occupate- due astri splendenti della lirica siciliana e della musica internazionale: la ventiseienne mezzosoprano catanese Roberta Celano, avviata verso luminosa carriera come voce rossiniana ma dalle valenze mozartiane e verdiane, e il pianista inglese ma trapiantato in Sicilia Alistair Sorley, virtuoso del piano e barocchista, "in forza" al Teatro Bellini di Catania.    Presentato dalla signora Vinci dell'UIC, l'Epiro Concert si avvia ad inaugurare un cammino di luminoso binomio fra storia letteratura e musica, patrocinato dalla Casa Reale dell'Epiro il cui Principe italiano, Don Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia, ha concesso nobile plauso.  
Dopo l'intervento dell'Editrice Donna Vera Ambra, che ha illustrato le attività di Akkuaria, il Delegato della Real Casa Comm.Francesco Giordano ha altresi nel suo intervento, voluto ricordare il senso di libertà che soggiace alla pubblicazione del libro; come questo nasca dalla collaborazione di tre studiosi, l'araldista della Casa Reale russa Romanoff  Yegorov e il prof.Colleoni di Trieste e lui medesimo, onde rammentare che la causa dell'Epiro altro non è che quella dell'Europa, la cui sintesi della civiltà ivi nasce e da quelle radici rampolla il futuro.  Indi ha  consegnato, investendolo della funzione cavalleresca, al Maestro Cultrera la pergamena di Cavaliere dell'Ordine Equestre dell'Aquila d'Epiro, di cui per meriti artistici e su proposta della Delegazione siciliana, è stato insignito dal Serenissimo Principe.  Il Maestro Cultrera si è mostrato molto felice del prestigioso riconoscimento che cementa il cammino di Luce verso le strade dell'Arte e della Cultura nel mondo; la Delegazione Epirota ha poi consegnato al Maestro Celano ed al Maestro Sorley delle meritate benemerenze per la collaborazione.
Il concerto, che ha mandato il estasi i convenuti, si è svolto con le esibizioni di Roberta Celano accompagnata dal pianista Sorley, in "Voi che sapete" dalle Nozze di Figaro di Mozart, "Dopo l'oscuro nembo", dall'Adelson e Salvini di Bellini, "Pensa alla Patria" da "L'italiana in Algeri" di G.Rossini; mentre Alistair Sorley ha eseguito al pianoforte "Intermezzo" dalla Manon di Puccini, la "Romanza senza parole" di Mendelssohn, "Intermezzo" da Pagliacci di Leoncavallo, tutti dalla fascinosa coloratura; i due bis assai partecipati concessi dagli artisti, sono stati "Aprile", intensa romanza di F.Paolo Tosti, e un coinvolgente "Voglio vivere così", piena sorpresa, interpretato dalla mezzosoprano con venature di melodia classica che hanno letteralmente travolto il pubblico, trascinato a cantare congiuntamente agli artisti la celebre canzone che fu di Tito Schipa e Claudio Villa.  La serata si è conclusa con un vin d'honneur offerto dalla Delegazione di Sicilia e Malta della Casa Reale epirota.  Tra i presenti, il Console di Grecia Bizzarro e signora, il Delegato delle Guardie al Pantheon di Catania Cav.uff.Salvatore Caruso e la sorella Dama Grazia Caruso, il Grand'ufficiale OMS Giuseppe Valore e la sorella Pina Dama di commenda, le GdO  Cavv.  Aversa, Schinocca,Guarino, molti amici e simpatizzanti.
Una serata brillante ed elegante che testimonia come sia sempre bello il trionfo della Cultura e dell'Arte, nella nobile e antica terra di Sicilia, crocevia del Mediterraneo culla della civiltà europea.

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mercoledì 29 marzo 2017

Francesco Giordano nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia





    Francesco Giordano nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia

Con lettera ufficiale in data 22 marzo 2017, S.E. il Cav.SS.Ann. Johannes T. Niederhauser, Gran Cancelliere degli Ordini Dinastici di Casa Savoia, ha comunicato al Dottor Francesco Giordano, di Catania, che S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele, Capo della Real Casa di Savoia e Gran Maestro degli Ordini Dinastici, gli ha conferito il titolo di Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia, in considerazione delle benemerenze acquisite verso la Casa Reale Italiana.
Tra le ultime attività del Dottor Giordano, scrittore saggista di letteratura e storia, giornalista nonché Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon (il cui Presidente del Comitato d'Onore è SAR Vittorio Emanuele) a pro di Casa Savoia, la cura il recupero e la riconsegna alla città di Catania dei busti delle LL.MM. Umberto I e Vittorio Emanuele III allocati nelle Biblioteche riunite Civica e Ursino Recupero della città etnea, unitamente alla direzione della Biblioteca ed alla Delegazione di Catania INGORTP, in occasione della visita di SAR Emanuele Filiberto di Savoia nel maggio 2016.
L'Ordine al Merito di Savoia nasce per volontà del Principe Vittorio Emanuele IV nel 1988, quale ordine dinastico in seno all'Ordine Civile di Savoia: in quest'ultimo ordine venivano ammessi i letterati, gli artisti, gli scienziati e tutti coloro che onorarono lo Stato; tra costoro, Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, Arrigo Boito, Giovanni Pascoli, Edmondo De Amicis, Michele Amari, Guglielmo Marconi, Francesco De Sanctis.  L'Ordine al Merito di Savoia si pone in continuità con l'Ordine della Corona d'Italia, conferito sino al 1983 da Re Umberto II.
Il Diploma ufficiale sarà personalmente consegnato dal Gran Maestro dell'Ordine, S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia, al dottor Francesco Giordano, il 23 settembre c.a. in Roma, in occasione del Capitolo generale degli Ordini Dinastici, che quest'anno si terrà nella Università Lateranense in territorio dello Stato della Città del Vaticano.

domenica 26 marzo 2017

Messa solenne a San Camillo in Catania in suffragio di Umberto II e Maria Josè di Savoja





       Messa solenne a San Camillo in Catania in suffragio di Umberto II e Maria Josè di Savoja 

L'appuntamento che come consuetudine, la Delegazione di Catania dell'Istituto Nazionale per la Guardioa d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, organizza a marzo con la Santa Messa di suffragio per le Loro Maestà Umberto II Re d'Italia e la Regina Maria Josè, ha avuto in questo 2017 una solennità speciale. Nell'anniversario della Madonna SS.Annunziata patrona di Casa Savoia  (alla Madre Celeste è intitolato il più prestigioso degli Ordini Dinastici sabaudi) cadente il 25 marzo, la sacra funzione si svolse nel fastoso tempio barocco di San Camillo dei Crociferi- Mercedari in Catania, alla presenza di numerose Guardie e di diversi insigniti degli Ordini Dinastici di Maurizio e Lazzaro e al Merito Civile di Savoia, onde rendere più importante l'evento, a cui erano presenti, oltre al Delegato catanese delle Guardie ing.Caruso, il Delegato regionale degli OO.DD. sabaudi e Consultore INGORTP gr.uff. Francesco Atanasio, il Vicario di Catania cav.uff.Giovanni Vanadia, alcuni Consultori e familiari.
Molto partecipata la predica dell'officiante Mons. Currò; i momenti liturgici sono stati allietati dalla voce del soprano Nadia Suriano; nella preghiera dei fedeli, importante la citazione, da parte del Delegato alla Cultura INGORTP cav.Davide Truscello, del ricordo dei caduti che in guerra diedero la vita per la Patria; prima della chiusura della S.Messa, il Delegato INGORTP di Catania Caruso ha voluto brevemente ricordare come durante il recente incontro ad Altacomba, SAR Vittorio Emanuele IV Capo della Real Casa di Savoja, abbia particolarmente sottolineato di "avere nel cuore e pensare sempre" alla Sicilia ed a Catania, quali fedelissimi della dinastia sabauda.  Altresì importante l'intervento dell'avv.Atanasio, che ha inteso con particolari ricordare la figura dell'ultimo Re d'Italia Umberto II e le sue opere politiche e di misericordia, tra le quali la concessione alla Sicilia dello Statuto autonomista, nel maggio 1946, che, ha giustamente egli precisato,  "un ceto politico indegno ha travisato"; e il dono della Sacra Sindone al Papa oggi Santo, Giovanni Paolo II, alla vigilia della morte.
Dopo la Messa, nella sagrestia di San Camillo, ospiti della GdO Beniamino Sorbera (che ha ricevuto un attestato di merito INGORTP per i 30 anni di militanza), l'avvocato Atanasio ha voluto, in un clima di festa fraterna approssimandosi la Santa Pasqua, comunicare le decisioni prese dalla Giunta degli OO.DD. riunita il 3 marzo a Ginevra, la quale ha deciso di procedere al passaggio dei Consultori catanesi dott.Filippo Cuva e dott.Pietro Suriano all'Ordine di Maurizio e Lazzaro, come alla GdO dott.ssa Enza Speranza è stato dato l'avanzamento a Dama di Commenda mauriziana; altresì sono stati ammessi nell'Ordine al Merito Civile di Savoja le GdO sign.Giovanni Campanella, dott.Giuseppe Di Dio e dott.Francesco Giordano, unitamente alla N.D. Pina Valore come Dama di Commenda. Erano presenti le GdO di Catania Aversa, Schinocca, Dolci, Valore, Caruso, Guarino, Vella, La Torre, Villani Conti, Tringale, Arena e altri; fra gli insigniti il cav.Calabrese.

                                                                                                                ***

sabato 18 marzo 2017

Guardia solenne al Padre della Patria in occasione dell'anniversario della nascita del Regno d'Italia, Roma Pantheon 17 marzo 2017





Solenne Guardia alla tomba di sua Maestà Vittorio Emanuele II, Padre della Patria, 17 marzo 2017, al Pantheon di Roma, a cura dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe (Presidente del Comitato d'Onore SAR Vittorio Emanuele IV di Savoja Principe di Napoli), in occasione del 156° anniversario della proclamazione del Regno d'Italia da parte del Parlamento di Torino, segno tangibile dell'Unità nazionale. Picchetto d'onore dei Granatieri di Sardegna, corona e omaggio della Presidenza del Consiglio dei Ministri con la presenza del Sottosegretario Rossi.
Tra le Guardie alla gloriosa bandiera dell'Istituto, già Comizio generale dei Veterani, il nob.dott. Francesco Giordano di Catania, appositamente giunto nella città eterna, dalla Sicilia fedelissima alla Patria, ieri come oggi e domani.

giovedì 9 marzo 2017

Partito Alternativa Monarchica: Demolizione di manufatto storico a Siracusa

Riceviamo e pubblichiamo:


RI2017003

PARTITO DELLA
Alternativa Monarchica
Addetto alle relazioni internazionali


LETTERA APERTA



Oggetto:   demolizione di manufatti storici a Siracusa

08/03/2017

Apprendiamo in questi giorni che il demanio militare intende demolire il bunker-postazione militare antiaerea della Seconda Guerra Mondiale che si trova a Siracusa in Località Rive Bianche. Si tratta di un bunker in cemento armato che costituisce un’interessante testimonianza storico-culturale. Ufficialmente le ragioni che spingono il demanio sarebbero che il manufatto costituirebbe pericolo per la pubblica incolumità, tuttavia osserviamo che in altre nazioni simili costruzioni sono state restaurate come testimonianza di un particolare periodo storico. Forse la Francia ha demolito porzioni di linea Maginot? Il manufatto non potrebbe essere restaurato e- o consegnato in gestione ad un ente benemerito come il FAI che si occupa della tutela della storia e del paesaggio italiano?



Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia
Addetto relazioni internazionali PdAM

lunedì 13 febbraio 2017

Pranzo di gala a Catania per gli ottanta anni di SAR Vittorio Emanuele IV di Savoja




            Pranzo di gala a Catania per gli ottanta anni di SAR Vittorio Emanuele IV di Savoja

In un clima lieto e amichevolmente festoso, si svolse domenica 12 febbrajo a Catania, nei locali eleganti dell'albergo Mercure-Excelsior, il pranzo di gala in occasione dell'ottantesimo genetliaco di SAR Vittorio Emanuele IV Duca di Savoja, Principe di Napoli e XVII Gran Maestro degli Ordini Dinastici della Casa sabauda nonché Presidente onorario dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon; la celebrazione coincide quasi col genetliaco di SAR la Principessa Marina di Savoja. Il gajo evento, organizzato congiuntamente dalla Delegazione di Sicilia degli Ordini Dinastici di Savoja e dall'Ispettorato regionale delle Guardie al Pantheon, ha fatto convenire nella città etnea, tra le più fedeli alla monarchia sin dagli anni -mai qui dimenticati- del referendum, in cui vi fu plebiscitaria votazione verso la Corona, moltissimi amici e confratelli delle Guardie e degli Ordini, accompagnati sovente da familiari, per celebrare in amichevole incontro il fausto evento e consolidare lo spirito fraterno e affettuoso che anima le nobili istituzioni che a Casa Savoia fanno capo.
Tale operazione meritoria si deve al Grand'Ufficiale avv.Francesco Atanasio, Delegato regionale degli Ordini, coadiuvato splendidamente dal Vicario di Catania dei medesimi Cav.Uff. avv. Giovanni Vanadia, unitamente all'Ispettore regionale della Sicilia INGORTP cav.Giuseppe Restifo; Atanasio ha nel saluto ufficiale, voluto ricordare che le deliberazioni dei deputati alla Camera, hanno per sfondo il bassorilievo con la storia di Casa Savoia voluto da Re Vittorio Emanuele III, per simboleggiare l'apporto fondamentale della Real Casa alla Unità nazionale; Restifo ha inteso rammentare l'affetto che i vertici di Casa Savoia hanno sempre avuto per gli amici siciliani. Nelle manifestazioni di solidarietà e sostegno a Casa Savoia la Sicilia è ed è sempre stata in prima linea, come si vide nel trascorso 2016, in occasione della visita siciliana di SAR il Principe di Piemonte e Venezia Emanuele Filiberto.  Si volle dire,  è bello precisarlo, che la fedeltà alla Real Casa ed all'idea monarchica è sì atto politico e scelta di campo, ma anche un vero e proprio sentimento, diremmo fideistico, a cui ogni monarchico di cuore aderirà usque ad mortem et ultra.
Nutrita e imponente come sempre la Delegazione Guardie e Ordini di Catania, guidata dal Delegato Cav.Uff.ing. Salvatore Caruso, con le Guardie Aversa, Grazia Caruso, Costanzo, Speranza, Cuva, Di Dio Ciantia, La Torre, Villani Conti, Campanella, D'Adamo Vanadia, Francesco Giordano e altri.   Tra i presenti l'Ispettore per la Cultura delle Guardie David Truscello, l'avv.Ottavio Vaccaro, il dott. Francesco Calabrese del noto Circolo Canottieri Jonica e l'Onorevole Basilio Catanoso, già firmatario alla Camera dei Deputati del ddl per il rientro delle salme dei Re dall'ingiusto esilio.   Presenti i Delegati delle Guardie di Sicilia Giuliana, Falzone, Don Andrea Di Paola degli OO.DD. di Messina, che ha voluto invocare la Divina protezione.
Alla torta finale venne chiamato, per simboleggiare unità e affetto, il Grand'Ufficiale Giuseppe Valore Delegato emerito di Catania e artefice di moltissime attività a pro della Real Casa, e inneggiando a Vittorio Emanuele IV,  l'incontro si concluse col sempiterno grido di "Sempre avanti Savoja!".
                                                                                                     

domenica 12 febbraio 2017

SAR Vittorio Emanuele di Savoia compie 80 anni: intervista a Il Giornale



"So la storia perché l'ho vissuta. E ve la racconto..."

Vittorio Emanuele di Savoia compie 80 anni e ripercorre la sua vita di esilio, avventure, lavoro e guai

«Come sto? Sono qui in montagna, è bello, siamo tutti molto contenti. Ecco, io sono un po' tutto rotto, quindi non posso più sciare, me l'hanno vietato, però cammino, passeggio, ammiro le bimbe e Emanuele che vanno sulla neve». Vittorio Emanuele di Savoia è in Svizzera, nella sua casa di Gstaad. Accanto a lui c'è il figlio Emanuele Filiberto, che «gira in tuta da sci». Vittorio Emanuele, figlio di Maria José e Umberto II, ultimo re d'Italia, oggi compie ottant'anni.
È pronto per festeggiare?
«Sì, sono pronto per festeggiare questi ottant'anni. I primi ovviamente. Mi chiederà, come si sente? Ecco, non me ne sono accorto. Mi sembra di essere più indietro, sto bene».
Con chi passerà la giornata?
«Intorno a me ci sarà tutta la mia famiglia, le mie sorelle e tanti amici, Emanuele e le bimbe che sono appena arrivati. Per fortuna anche mia moglie Marina compie gli anni lo stesso giorno dello stesso mese, anche se nel suo caso l'anno non si dice».
Che nonno è?
«Amo le mie nipoti, scherzo con loro, parliamo dei loro studi. Racconto loro della storia d'Italia e di casa Savoia e mi ascoltano con due occhi così, sono molto interessate. Io non sono storico, ma la storia la so bene, perché l'ho vissuta».
Ma lei si ricorda di quando viveva a corte?
«Noi abbiamo lasciato l'Italia all'armistizio con mia madre e le mie sorelle, ci siamo rifugiati in Svizzera perché Hitler voleva prendermi come ostaggio, e poi siamo tornati per poco, fino al referendum. Quando siamo stati al Quirinale, a corte, comunque era tempo di guerra: c'era il razionamento, ogni tanto qualche bombardamento su Roma. Di notte i corazzieri ci portavano nel rifugio e per noi in realtà allora era un divertimento».
E i suoi genitori?
«Mio padre era sempre in giro in uniforme, indaffarato. A volte cenavamo insieme. Mia madre stava più tempo con noi. Era anche presidente della Croce rossa e organizzava grandi colazioni per bambini e mutilati di guerra nei giardini del Quirinale: noi dovevamo servire a tavola, c'era allegria».
Come avete lasciato l'Italia?
«Al momento del referendum ci siamo imbarcati a Napoli: noi quattro figli e mia madre siamo partiti per Lisbona, ed è stata l'ultima volta in cui ho visto l'Italia per molto tempo».
Ma aveva capito che stavate andando in esilio?
«No, non l'avevo capito. Ci avevano detto che saremmo tornati presto».
Lei immaginava che sarebbe diventato re?
«No. Poi senta, ero timidissimo. Ero giovane, avevo nove anni quando ho lasciato l'Italia. Poi ho capito, ho seguito tutta l'evoluzione degli eventi, ma sono rimasto italiano. Sono napoletano e del Napoli».
Tifa Napoli? Non la Juventus?
«Tifo Napoli. Mio figlio tifa Juve. Poi eravamo molto legati e amici con casa Agnelli, mio padre era padrino di Umberto: la squadra portò anche il lutto alla morte di mio padre. E in Portogallo papà aveva sempre una automobile Fiat a disposizione: un gesto gentile, perché non aveva mezzi».
Com'era suo padre?
«Quando eravamo insieme ci raccontava tutte le storie della fine della guerra, dell'Italia che gli mancava, di Napoli. Siamo stati una famiglia molto legata, io e lui specialmente, nonostante quello che hanno detto».
Si riferisce alla questione del consenso al suo matrimonio con Marina Doria?
«Ma è andato tutto più che bene. Mio padre è stato padrino di mio figlio e gli ha dato anche il titolo di Principe di Venezia, è sempre stato vicino a mia moglie, ci ha fatto bellissimi regali. Non c'è mai stato alcun problema, hanno solo montato tanto fumo intorno. Marina e io andavamo a trovarlo insieme in Portogallo ed è venuto spesso a trovarci a Ginevra. Nell'ultima apparizione pubblica a Beaulieu nel 1978 ha voluto che mia moglie e io fossimo accanto a lui».
Allora i problemi sono stati solo all'inizio?
«Come ogni genitore, mio padre voleva il meglio per suo figlio. Ma poi si è accorto che Marina era perfetta per me, ha imparato a conoscerla: stiamo insieme da 57 anni, siamo perseveranti».
Come vi siete conosciuti?
«Uh, è stato anni e anni fa... In montagna, in una stazione di sci, da ragazzini. Avremo avuto dodici o tredici anni. Poi ci siamo persi di vista perché lei girava per i suoi campionati di sci nautico».
E quando vi siete fidanzati?
«Quando ci siamo ritrovati, in Costa Azzurra. Allora andava di moda, si andava al Gran premio di Montecarlo».
Sposando una borghese ha un po' anticipato i tempi?
«Diciamo che ho dato un bell'esempio di amore vero. Ho avuto un precettore eccezionale, Renato Cordero di Montezemolo, ufficiale di Marina, che mi ha inculcato molte belle cose. E diceva che ci sono due punti da raggiungere nella vita».
Quali?
«Primo la maturità, e io ho preso quella scientifica, come mio figlio. Secondo il matrimonio. Diceva: Se li raggiungi entrambi sei a posto. E infatti mi sento a posto».
Si è sposato a Las Vegas, nel 1970.
«Le dico perché. Ero là per lavoro, per la Agusta, perché c'era un nuovo elicottero da valutare. Comunque ho detto a Marina: senti, ma perché dopo non ci sposiamo? Ci ha fatto da testimone Corrado Agusta. Rito civile».
E il rito religioso?
«A Teheran, nella chiesa cristiana. Quando c'era lo Scià funzionava tutto molto bene, il Paese era molto aperto. Lo Scià era un mio grande amico, abbiamo lavorato moltissimo insieme, con le industrie italiane abbiamo fatto grandi cose in Iran».
Ho letto una frase dello Scià in cui dice di lei: «È un ragazzo serissimo, ben diverso dall'immagine che ne danno alcuni».
«Sì, perché si lavorava davvero, dal mattino molto presto, perché poi faceva un caldo terribile...». E qui interviene Emanuele Filiberto: «Sì, perché mio papà doveva lavorare per mantenersi. Lavorare sul serio. I loro beni erano stati tutti confiscati, quando hanno lasciato l'Italia...».
Che cosa avevate portato dall'Italia quando siete partiti?
«Abbiamo lasciato tutto. Abbiamo portato solo una valigia con i vestiti. All'inizio ci hanno prestato una casa in Portogallo, a Sintra: non c'erano né l'elettricità né l'acqua calda, usavamo i lumini a petrolio. Non c'era nulla. Perciò ho sempre lavorato seriamente, come mio figlio».
Però poi lei ha vissuto in Svizzera.
«Sì, mia mamma aveva dei soldi di famiglia, mia nonna era la regina Elisabetta del Belgio. Ogni tanto andavamo a trovare la sua famiglia e alloggiavamo a Palazzo Reale. Una volta siamo andati in macchina, mia madre e io, da Ginevra a Bruxelles: è stato molto bello».
Com'era sua madre?
«Straordinaria».
Dopo avere tentato di rientrare in Italia per molti anni, come ci è riuscito?
«Sono andato a Strasburgo, alla Corte europea, con un avvocato. Mi hanno dato ragione subito».
In Italia qualcuno l'ha aiutata?
«No, non tanto. Dicevano, dicevano, ma poi nessuno faceva niente. Lo hanno fatto, alla fine, perché sono stati obbligati: altrimenti la Corte li avrebbe sanzionati».
E che cosa ha provato al rientro?
«Un grande piacere. Ero con mia moglie e mio figlio, un'emozione».
È vero che ha chiesto un risarcimento allo Stato?
«Non ho chiesto un risarcimento ma la restituzione dei beni privati di Casa Savoia sequestrati dopo il referendum. Non ho niente contro lo Stato italiano, io lo rispetto com'è, perché è il mio Paese. Ho un passaporto italiano. E voto».
Vota?
«Sì. Ovviamente non dico per chi, perché è segreto».
Ma ha mai pensato alla politica?
«No, no, la lascio fare».
E suo figlio?
«No, non credo. Quando mio padre è morto ho ripreso, praticamente da zero, l'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e siamo arrivati a essere una realtà importante: facciamo beneficenza in Italia. Questa è la mia politica».
Che padre è?
«Credo di essere stato un buon padre. Forse un po' troppo, un po' gateau come dicono i francesi: volevo dare a mio figlio l'amore che non ho avuto dai miei genitori a causa dell'esilio e della separazione. Mia moglie e io l'abbiamo seguito molto da vicino».
E com'è stato vederlo in tv?
«È stato molto bello. Si è fatto amare dagli italiani. Sono fiero e contento».
È religioso?
«Sì, da sempre. Cattolico apostolico romano e praticante».
Prega?
«Sì, prego. La preghiera c'è sempre stata, anche nei momenti difficili: la malattia, gli incidenti... Tutto ho avuto. Ho anche conosciuto Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco».
Lo ha incontrato?
«Ci ha ricevuto, con mia moglie, mio figlio, mia nuora e le mie nipoti in occasione dell'Ostensione della Sindone donata da mio Padre alla Chiesa Cattolica. Ci ha parlato in piemontese, anche se non è che io lo parli benissimo: era mio padre che parlava sempre in piemontese, lo adorava. Ecco, io penso che bisogna sempre avere entusiasmo per queste cose».
Ha qualche sogno?
«No, sto bene. Qui, con la mia famiglia... Mi manca solo lo sci, ma ormai non ci penso più. Ho realizzato tutto quello che volevo, nel mio piccolo: il brevetto da pilota, il matrimonio, la famiglia, la casa qui e a Cavallo, sul mare; e poi siamo uniti, anche con le mie sorelle, checché se ne dica, con cui ci vediamo spesso».
Che cosa si dice?
«La gente deve sempre vedere il male».
Le dà fastidio che ogni volta che si parla di lei si ricordi quello che è avvenuto sull'isola di Cavallo nel '78, quando morì un ragazzo di 19 anni, lei fu processato per l'omicidio e assolto?
«È acqua passata. Una bruttissima storia, ho sofferto tanto, fino a che non è stata messa in chiaro. Non volevano riconoscere la mia innocenza. Ho avuto un processo della Corte d'Assise di Parigi e sono stato assolto al cento per cento. Ma lo vogliono sempre tirar fuori».
Senta, qualche anno fa sono state pubblicate anche delle intercettazioni in cui lei parla di quanto accaduto...
«Ci sono stati frammenti di più registrazioni montati ad arte. Ma lei si immagina che uno come me dica cretinate simili? Ho grande rispetto per la giustizia. Io Woodcock l'ho incontrato solo una volta e abbiamo parlato di cani».
Di cani?
«Gli piacciono. Non è antipatico. È solo che voleva arrivare a fare qualcosa. E non ne ha azzeccata una».
Lei è stato protagonista di varie inchieste, e poi assolto. Come le ha vissute?
«Male, ma bisogna sopravvivere. E pensare al bene. Ero appena tornato in Italia, ero felice, e mi è arrivata addosso questa inchiesta. Poi l'inchiesta su Cavallo non c'entra niente con l'Italia, è francese».
Ma, al di là delle questioni giudiziarie, è stata una tragedia. Alla famiglia del ragazzo che cosa direbbe?
«È una storia molto triste, ma la famiglia non l'ho mai vista né incontrata, solo in tribunale a Parigi. Il fatto è che io non c'entro, mi vogliono solo tirare dentro».
Vogliono far passare un'immagine di lei?
«È da sempre così. È una scusa per andare contro la mia famiglia».
Ma perché?
«Me lo chiedo anche io. Però il risultato è che non ci sono riusciti».
Anche con suo cugino Amedeo d'Aosta ha un rapporto, diciamo, un po' burrascoso.
«Non lo frequento da anni e non ho rapporti».
Ma per il suo compleanno non farebbe pace con lui?
«Io la farei, lo inviterei anche, ma si rifiuta. È un altro che non vuole vedere la verità». (Re-interviene Emanuele Filiberto: «Vorrei dire che per lo Stato italiano gli unici eredi di Casa Savoia sono quelli che sono stati esiliati. Se avesse tenuto tanto alla corona avrebbe potuto condividere il nostro destino, e non aspettare 23 anni dalla morte del re, dichiarando più volte anche pubblicamente e alla stampa l'esatto opposto, e comparendo in diverse occasioni a nostro fianco. Per lo Stato italiano era mio padre in esilio. E Amedeo ha aspettato il momento peggiore, quello dell'inchiesta su mio padre, per tentare una specie di minigolpe).
È un po' impulsivo?
«Sì, meno male. Sono vero. Se posso, parlo chiaro e tondo».
Ha rimpianti?
«No. Deo gratias, nessuno. Non ho mai fatto male a niente e a nessuno. Sono tranquillo con la mia famiglia, torno spesso in Italia».
Dove va?
«A Torino, a Milano, a Roma. A Roma vado col Frecciarossa, è fantastico, un panorama meraviglioso».
Il dolore più grande?
«Soffrivo molto di non poter tornare in Italia e soffro ancora oggi perché i miei nonni e i miei genitori sono ancora sepolti in esilio. Sarebbe giusto se potessero essere sepolti al Pantheon di Roma. E poi nient'altro».
C'è qualcosa della sua famiglia che ha lasciato quando siete andati in esilio, e che avrebbe voluto riavere?
«La cosa più importante è stato poter rientrare. Ricordo che, quando abbiamo lasciato il Quirinale, ero dispiaciuto perché avevamo un asinello, si chiamava Albania e non ho mai capito perché, sia detto senza sottintesi: avevo sette anni e ci tenevo molto, era bello, grigio, con le orecchie nere».
Dicono che sua moglie Marina sia l'«uomo di famiglia».
«Eh he. Si decide insieme, poi lei passa agli atti. Sono ben contento».
Si pente di qualcosa?
«No. Non vedo perché. Di niente».
È felice?
«Sono felice. Bisogna prendere la vita dalla parte buona. Ho sempre cercato di fare il meglio».

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