mercoledì 28 agosto 2013

Nasce la moneta Grano di Sicilia.... per opera di Giuseppe Pizzino: la Regione Siciliana la adotti come divisa complementare, se non vuole vergognarsi più di quanto merita...








Nasce la moneta Grano di Sicilia.... per opera di Giuseppe Pizzino: la Regione Siciliana la adotti come divisa complementare, se non vuole vergognarsi più di quanto merita...

"Diciamo dunque che l'isola di Sicilia è la perla del secolo per abbondanza e bellezze; il primo paese del mondo per bontà di natura, abitazioni e antichità d'incivilimento. Vengonvi da tutte le parti i viaggiatori e i trafficanti delle città e delle metropoli, i quali tutti a una voce la esaltano, attestano la sua grande importanza, lodano la sua splendida bellezza, parlano delle sue felici condizioni, degli svariati pregi che si accolgono in lei e dei beni d'ogni altro paese che la Sicilia attira a sè. Nobilissime fra tutte le altre furono le sue dominazioni; potentissime sovra tutt'altre le forze domate dai siciliani a chi lor facesse contrasto. E veramente i re della Sicilia vanno messi innanzi di gran lunga a tutti gli altri re, per la possanza, per la gloria e per l'altezza de' proponimenti". Con questo elogio, che oggi sappiamo essere storicamente vero, nel 1139 il geografo arabo Edrisi, iniziava il libro (kitàb) dei suoi viaggi dedicato alla Sicilia. Allora era evidente lo splendore dell'isola mediterranea: neppure il nascente stato inglese aveva un Parlamento, e la Sicilia se ne dotava con i Normanni, del cui regno l'attento scrittore marocchino lodava il governo, in particolare del dominus Ruggero II, che si incoronava pochi anni prima, nel Natale 1130 -ma con alterigia maggiore di Carlo Magno, perchè nei mosaici della Martorana è Gesù stesso che lo investe-, Re di Sicilia, dopo avere umiliato financo la potenza temporale del momento, la Chiesa cattolica, perchè nel regno isolano e dell'Italia del sud (chiamato anche regnum siciliae) era lui, e non il Pontefice, a nominare i vescovi, in virtù dell'apostolica legazia, per ottenere il cui privilegio il genitore di Ruggero, il Gran Conte, non esitò ad incarcerare il Papa, perchè fosse chiaro chi aveva le redini del comando in Sicilia. I Normanni non scherzavano.

Tutta questa premessa non tanto per dire come siamo malridotti quasi novecento anni dopo -fatto già notorio urbis et orbis- ma per sottolineare che, nello squallore della societas politicante che una minoranza di elettori, alle ultime elezioni regionali del 2012 (ha votato solo il 47 % degli aventi diritto, fatto mai accaduto dal 1946, e sempre da tenere presente...) ha inviato al governo regionale, esiste e continua a lottare una classe di uomini, imprenditori, liberi professionisti, impiegati, operaj del braccio e della mente, che non si rassegna al declino sociale ed etico dell'isola del sole.
Uno di costoro è Giuseppe Pizzino di Brolo, già inventore del marchio di camicie "Castello", conosciuto in tutte le realtà europee del tessile, che ha chiuso per strangolamento economico nel 2010. Il buon Pizzino non demorde, come tanti siciliani: ma lui si spende in prima persona, e sin dall'anno scorso (coadiuvato in questa "contagiosa follìa", per dirla con Pirandello, da alcuni amici, tra cui, immodestamente, chi scrive...) si è messo in testa di creare lavoro per i siciliani, attraverso la immissione nel mercato di una moneta complementare chiamata Grano, in ossequio all'antica tradizione sicula. Qui il link al sito dove ci sono tutti i dettagli di quello che è denominato "Progetto Sicilia", scaturito dall'omonimo libro stampato nel settembre 2012, un volume che, ne siamo convinti, fra non molti lustri sarà citato nei manuali di economia monetaria mondiale quale esempio salvifico di rilancio della struttura economica di un popolo (e speriamo di vederlo, con l'amico Pippo, dato che ci abbiamo messo anche qualche stilla del nostro sapere...): https://www.facebook.com/progettosicilia2013.2017?ref=stream

Dopo aver raggiunto moltissimi siciliani che hanno aderito al progetto e desiderano presentare al Parlamento dell'isola una petizione, con migliaia di firme, popolare per l'introduzione della moneta complementare Grano non sostitutiva ma in prima fase, di supporto all'Euro, Pizzino ha voluto dare il segnale tangibile del suo operato. E una mattina spunta improvviso dalla sua residenza a petto delle Eolie, a Catania (lui è globetrotter e gira l'isola senza problemi) e ci pòrge una moneta, chiusa nella plastichina di rito. E' il grano, fresco di conio, stampato e fiammante. C'è in una facciata (verso, per chi si intende di numismatica) la triscele, tre stelle e la scritta "proprietà Regione Siciliana", e nell'altra (recto) il disegno della Sicilia con la evidente divisione in nove province, la scritta "Valuta Siciliana 2014 - 1 Grano" e, alternate da stelle, le iniziali dei nove capoluoghi dell'isola. La guardiamo, la soppesiamo: è in ottone, del peso di circa 7 grammi, dimensioni della moneta da due Euro. Per chi è affascinato dai simbolismi, basti rammentare che l'ottone è lega di rame e zinco: e se il rame giallo-rosso è dono di Venere nonché rappresenta i colori della Sicilia espressi nella sua bandiera, lo zinco biancoazzurro echeggia la spuma e lo smalto del nostro sicelide mare... del Tirreno che vede le Eolie fumanti, dell'Jonio con la maestosa Etna torreggiante, del canale di Sicilia glauco di tramonti affricani....

"Proprietà Regione Siciliana", leggiamo. E sorge spontanea la questio: "Pippo, ma questa è la "tua" moneta, non della Regione, che ancora non ti ha neppure dato il benchè minimo segnale di riscontro.... l'hai pagata tu, di tasca tua...." Ma Pizzino sorride. "La pazzia è contagiosa", aveva ragione Pirandello. E ci sentiamo responsabili di averlo spinto un pochino anche noi su questa china.... La verità è che con questo gesto, il quale verrà ufficializzato alla presentazione, nelle prossime settimane, della Associazione Culturale Progetto Sicilia, che promuoverà in tutti gli ambiti l'adozione del sistema monetario complementare, Giuseppe Pizzino ha inteso dare uno schiaffo morale alla intiera classe politica regionale siciliana, che sebbene riscuota ogni mese -ciascun deputato all'ARS- circa 14 mila Euro, non ha respiro a medio o lungo termine e non sente la vergogna del proprio immobilismo nel non fare mentre l'economia isolana sta morendo irrimediabilmente.... un privato, un imprenditore che fu all'avanguardia nel suo settore, mette mano al portafogli e spende di suo per lanciare un progetto, fa coniare una moneta privata e sceglie di mettere nella dicitura non "Dollaro -o Sterlina- Siciliana di Pizzino" (come avrebbe fatto, glissando l'umiltà, un fondatore di micronazione come diverse ce ne sono nel mondo... e alcune perfettamente legittime, vedi il Principato di Sealand riconosciuto de facto dalla Corona Britannica, il Principato di Hutt River in Australia, o altri...), ma "Proprietà della Regione Siciliana".... mentre la proprietà e l'uso della moneta sono suoi, finora.... a questo punto, o la Regione Siciliana attraverso le modalità spiegate nel libro "Progetto Sicilia", adotta prima o poi il Grano come moneta complementare, o Pizzino fonda una banca (o un microstato...) e fa circolare la moneta! Non è uno scherzo, è già accaduto e succede in molte realtà nel mondo, basti fare ricerche specifiche su Internet.

Il Grano siciliano coniato da Pizzino, che dovrebbe essere moneta regionale (sulle origini e la scelta del termine, si rimanda al capitolo "Nota storica" a pag.89 del suddetto volume), ha il diametro di mm 26: più lo si osserva, più ci si rende conto di quanto, e ciò fortunatamente, la gens sicula non sia mutata dall'epoca normanna, allorchè si creò non solo la realtà di uno stato unitario siciliano (c'era già con i Kalbiti, ma la cristianità lo rese coeso), ma anche quanto certe scelte di alcune classi a pro del popolo, non siano mutate. Solo ed esclusivamente per il pubblico bene.

Lo spieghiamo alfine con un esempio del secolo dei Lumi: a Catania , nelle suggestiva via de' Crociferi, v'ha una fontana posta all'ingresso della ex villa Cerami, da qualche decennio sede della Facoltà di Giurisprudenza , sino alla fine degli anni Cinquanta del XX secolo di proprietà della famiglia dei Principi Rosso di Cerami, la cui ultima erede fu Dama d'onore di Sua Maestà la Regina Elena Pietrovich Niegosch Savoja. In quella fontana (ora lordata dai deliquenti graffitari.... ma la Sovrintendenza ai monumenti dov'è??) i Principi Cerami, il cui massimo rappresentante è celebre nella storia della riedificazione di Catania assieme a Ignazio Biscari, per aver a proprie spese, contribuito alla ricostruzione di pubbliche strade e palazzi, fecero incidere, con la data dell'evento (1722), una scritta latina a mo' di indovinello, ammonitrice: "Publico, non a publico, hic publicus". Pare superflua la spiegazione italica. E' un po' ciò che sta facendo, o tempora o mores, Giuseppe Pizzino col propugnare l'adozione della moneta complementare. Perciò lo sosteniamo, come all'epoca saremmo stati fraternamente sodali coi Cerami e coi Biscari, veri illuminati di un tempo che fu, ma che non del tutto svanisce, se lo si vive con l'entusiasmo della poesia.

F.Gio
 
Nelle immagini: la moneta Grano, la copertina del libro "Progetto Sicilia", e la fontana settecentesca di villa Cerami a Catania (scattata da noi...)
 
 

mercoledì 21 agosto 2013

L'intervento dei militari in Egitto salva lo stato laico




L'intervento dei militari in Egitto è la salvezza dello stato laico

L'intervento dei militari per ripristinare l'ordine e la sicurezza nell'Egitto, sta scatenando nell'informazione italiota, una ridda di commenti e analisi, dalla radio ai giornali (ormai quasi tutti consultati online) alla tv, la più gran parte inclini al chiacchiericcio in malafede. E diciamo in malafede perché la realtà, semplice e trasparente, è riassumibile nei seguenti punti:

I) nessuno può e deve ingerirsi negli affari interni di una grande nazione, per lo più di storia ultramillenaria, come l'Egitto: se il Consiglio Supremo delle Forze Armate, dopo la rivolta del 2011, ha deciso che la parentesi di un anno dell'ex presidente islamista Morsi, sostenuto dai Fratelli Musulmani, deve essere chiusa, è unicamente per difendere la laicità dello stato egizio, che nasce nel 1952 ad opera di Neguib e Nasser come un modello di governo musulmano incline alla visione occidentale, proprio ad opera dell'Esercito e delle altre Forze Armate, e però con il supporto indispensabile del cosiddetto modo della cultura, ovvero scrittori intellettuali e storici, che videro la nuova aurora del paese dei Faraoni, e non permetteranno che esso si trasformi in un attendamento dei fondamentalisti islamici; ancora viva è l'eco dell'assassinio del presidente Anwar Sadat nel 1981 da parte degli estremisti: quell'uomo di pace e illuminato, pagò con la morte il suo ideale;

II) il cosiddetto "colpo di stato" dei militari di queste settimane, altro non è che una operazione di salvezza nazionale che vede esprimersi al fianco dell'attuale "uomo forte" dell'Egitto, il generale Al Fatah al Sissi, la massima autorità religiosa, ovvero l'Imam della grande moschea cairota di Al Ahzar, nonché il cosiddetto "Papa copto", cioè Teodoro II capo della Chiesa copto caldea d'Egitto; e per i cattolici, persino il Patriarca di Alessandria si è espresso unanimemente a favore dell'intervento moralizzatore dei militari;

III) la popolazione è nella sua maggior parte, a favore dei militari e per la conservazione dello Stato egiziano nella sua integrale laicità. E' troppo pericoloso permettere alla Fratellanza Musulmana -come avvenne dopo le elezioni del dicembre 1991 in Algeria vinte dal Fronte di Salvezza Nazionale, poi sciolto il mese dopo- di governare l'Egitto e renderlo una nazione dove si diffonde la sharìa, ovvero la legge coranica. Neppure durante il periodo del califfato Ommayade si era giunti a tali estremi di fanatismo a cui la Fratelllanza si è spinta in quest'anno di governo, pertanto i militari e il gruppo laico degli uomini di cultura dell'Egitto (qui si sente la mancanza del grande scrittore Naghib Mahfuz, morto nel 2006, che venne in tarda età accoltellato proprio da fanatici islamisti) hanno fatto bene ad intervenire anche con la forza;

IV) a mali estremi, estremi rimedi: la repressione di oggi elimina i drammi del domani, e se il governo dell'Egitto fosse rimasto ancora nelle mani dei fanatici islamisti, i morti sarebbero stati ancora di più. Quindi non fa piacere notarlo, ma si devono ad ogni costo reprimere le manifestazioni terroristiche;

V) fanno un cattivo servizio alla stampa mondiale quei giornalisti (quelli italiani sono per caso comunisteggianti? Ma guarda un po'....!) che non raccontano la verità, ossia che la popolazione egiziana sostiene l'intervento dei militari e non vuole esser assoggettata all'oscurantismo di una dittatura religiosa medievale, come fu l'Afghanistan dei Taliban o peggio, soggiacere ad attentati stile al-Qaida: mentono per i più svariati motivi coloro che parteggiano per i fanatici islamisti, quindi la Giunta militare ha il dovere di "strigliarli";

VI) dulcis in fundo, i nostri italici commentatori da poltrona, sono molto più ignoranti della nostra Storia, e della grande Storia, del Generale al Sissi e dei vertici militari (che hanno studiato a Londra e Washington, dove si approfondisce davvero l'indagine storiografica...) e degli scrittori e intellettuali d'Egitto. Chi infatti ha letto, letto bene, Erodoto, le vicende dei grandi Faraoni o il De bello gallico di Cesare, sa che solo chi ha ottenuto con la forza anche spietata e brutale la vittoria sul campo, può permettersi di fare concessioni (così il generale in un discorso in tv pochi giorni fa) agli avversari, perché essi hanno già le reni spezzate. Solo chi ha la potenza può imporre la pace, ma dopo la vittoria.

Quindi, viva l'Egitto laico e la sua storia e cultura, difesa in nome dell'Unico Dio, dalle forze armate di quel glorioso popolo. Attendiamo che anche in Turchia, così come già avvenuto in Algeria, i militari, se è necessario, svolgano il medesimo compito, sostenuti dalla popolazione. L'Islàm è una grande religione tollerante e giammai estremista, ce lo dice il passato come il presente. L'Italia non può dire nulla al riguardo, perché militarmente la sua storia si spezza il fatale otto di settembre del 1943. E non risulta ci siano più state resurrezioni. Molto meglio i "berretti verdi" del celebre libro degli anni Sessanta.... Così un insegnamento di Meri-ka-ra: "Per gli uomini, Dio ha creato capi in grado di dirigere, sostegni per sorreggere la schiena dei deboli".    Infine suggerisce Amenemope: "il coccodrillo non emette alcun suono: eppure, è temuto da tempo"...
Francesco Giordano