martedì 31 gennaio 2012

Lettera di Mons.Oliveri sul Motu Proprio relativo alla celebrazione della S.Messa in lingua latina



Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di S.E.Mons. Oliveri, il quale precisa alcune cose indispensabili in merito al motu proprio del Santo Padre Benedetto XVI relativo alla celebrazione della S.Messa in lingua latina: per fortuna in molti luoghi d'Italia (a Catania si è iniziato da poco, il prossimo appuntamento, se non rinviato, è a S.Giuseppe al Transito l'ultima domenica di febbrajo; a Roma nella Chiesa della Trinità dei Pellegrini l'attento Don Marco Cuneo celebra quotidianamente secondo l'antico rito, con suggestivo pathos...) si svolgono le sacre funzioni... ma la missiva del prelato ligure, è importantissima e da meditare:







S.E. Rev.ma Mons. MARIO OLIVERI , AI SACERDOTI AI DIACONI



Lettera sul Motu Proprio "Summorum Pontificum" del Papa Benedetto XVI



Sulla celebrazione della Santa Messa






Cari Sacerdoti e Diaconi,



è con molta amarezza d'animo che ho dovuto constatare che non pochi di Voi hanno assunto ed espresso una non giusta attitudine di mente e di cuore nei confronti della possibilità, data ai fedeli dal Motu Proprio "Summorum Pontificum" del Papa Benedetto XVI, di avere la celebrazione della Santa Messa "in forma straordinaria", secondo il Messale del beato Giovanni XXIII, promulgato nel 1962.Nella "Tre Giorni del Clero" del settembre 2007, ho indicato con forza e chiarezza quale sia il valore ed il vero senso del Motu Proprio, come si debba interpretare e come si debba accogliere, con la mente cioè aperta al contenuto magisteriale del Documento e con la volontà pronta ad una convinta obbedienza. La presa di posizione del Vescovo non mancava della sua pacata autorevolezza, avvalorata dalla sua piena concordanza con un atto solenne del Sommo Pontefice. La presa di posizione del Vescovo era fondata dalla ragionevolezza del suo argomentare teologico sulla natura della Divina Liturgia, sulla immutabilità della sostanza nei suoi contenuti soprannaturali, ed era altresì fondata su rilievi di ordine pratico, concreto, di buon senso ecclesiale.Le reazioni negative al Motu Proprio ed alle indicazioni teologiche e pratiche del Vescovo sono quasi sempre di carattere emotivo e dettate da superficiale ragionamento teologico, cioè da una visione "teologica" piuttosto povera e miope, che non parte e che non raggiunge la vera natura delle cose che riguardano la fede e l'operare sacramentale della Chiesa, che non si nutre della perenne Tradizione della Chiesa, che guarda invece ad aspetti marginali o per lo meno incompleti delle questioni. Non senza ragione, avevo, nella Tre Giorni citata, fatto precedere alle indicazioni operative ed ai principi guida di azione una esposizione dottrinale sulla "Immutabile Natura della Liturgia".Ho saputo che in alcune zone, da parte di diversi Sacerdoti e Parroci, vi è stata anche la manifestazione quasi di irrisione verso fedeli che hanno chiesto di avvalersi della facoltà, anzi del diritto, di avere la celebrazione della Santa Messa in forma straordinaria; e pure espressione di disistima e quasi di ostilità nei confronti di Confratelli Sacerdoti ben disposti a comprendere ed assecondare le richieste di fedeli. Si è anche opposto un diniego, non molto sereno, pacato e ragionato (ma ben ragionato non poteva essere) di affiggere avviso della celebrazione della Santa Messa in "forma straordinaria" in determinata chiesa, a determinato orario.Chiedo che sia deposta ogni attitudine non conforme alla comunione ecclesiale, alla disciplina della Chiesa ed alla obbedienza convinta dovuta ad importanti atti di magistero o di governo.Sono convinto che questo mio richiamo sarà accolto in spirito di filiale rispetto ed obbedienza.Sempre con riferimento agli interventi del Vescovo in quella 'Tre Giorni del Clero" del 2007, debbo ancora ritornare sulla doverosa applicazione delle indicazioni date dal Vescovo circa la buona disposizione che deve avere tutto ciò che riguarda lo spazio della chiesa che è giustamente chiamato "presbiterio". Le indicazioni "Circa il riordino dei presbiterii e la posizione dell'altare" sono poi state riportate nell'opuscolo "La Divina Liturgia", alle pagine 23-26.Quelle indicazioni, a più di quattro anni di distanza, non sono state applicate ovunque e da tutti. Erano e sono indicazioni ragionevoli, fondate su buoni principi e criteri di ordine generale, liturgico ed ecclesiale. Ho dato tempo affinché di esse i Sacerdoti e soprattutto i Parroci ragionassero con i Consigli Parrocchiali Pastorali e per gli Affari Economici, e si tenesse anche opportuna catechesi liturgica ai fedeli. Chi avesse ritenuto le indicazioni non opportune o di difficile applicazione, avrebbe potuto facilmente trattarne con il Vescovo, con animo aperto ad una migliore comprensione delle ragioni che hanno spinto il Vescovo a darle, affinché fossero messe in pratica in modo il più omogeneo possibile in tutte le chiese della Diocesi . Esse non sono certamente contrarie alle norme ed anche allo "spirito" della riforma liturgica che si è attuata nel post-Concilio e partendo dal Concilio Vaticano II. Se qualcuno avesse avuto fondati dubbi avrebbe potuto esprimerli con sincerità e con apertura al sereno ragionamento, e con la volontà rivolta all'obbedienza, dopo che la mente avesse avuto maggiore illuminazione.Stimo che ormai sia trascorso ampio tempo di attesa e di tolleranza, e quindi sia arrivato il momento dell'esecuzione di quelle indicazioni da parte di tutti, in modo da giungere alla prossima Pasqua con tutti i presbiterii riordinati, od almeno con lo studio di riordino decisamente avviato, là dove il riordino richieda qualche difficoltà di applicazione.Va da sé che la non applicazione delle indicazioni, nel tempo che ho menzionato, non potrebbe che essere considerata come un'esplicita disobbedienza. Ma ho fiducia e speranza che ciò non avvenga.Mi affligge non poco l'avervi dovuto scrivere questa Lettera, assicurandovi che la riterrò come non scritta, se essa avrà avuto buona accoglienza e positivo effetto.Lo scritto porta con se tutto il mio desiderio che esso giovi ad un ravvivamento e ad un rafforzamento della nostra comunione ecclesiale e della nostra comune volontà di adempiere al nostro ministero con rinnovata fedeltà a Cristo ed alla sua Chiesa.



Vi chiedo infine molta preghiera per me e per il mio ministero apostolico, e di gran cuore Vi benedico.



Albenga, 1° gennaio 2012 Solennità della Madre di Dio.



Monsignor + Mario Oliveri, vescovo

martedì 24 gennaio 2012

Perché la cultura siciliana sostiene la rivolta dei 'nuovi vespri'







Riportiamo il comunicato (il cui autore è lo scrittore e giornalista Francesco Giordano), già presente nella homepage del sito akkuaria.com dal 19 al 24 gennajo, in nome di quella rivolta ideale dei nuovi vespri, che dalla Sicilia in queste ore sta dilagando in tutta Italia:



Perché la cultura siciliana sostiene la rivolta dei 'nuovi vespri'



Narrando dell'insurrezione dei Vespri nel noto suo volume, l'insigne storico inglese Steven Runciman ha scritto che la rivolta della popolazione siciliana del XIII secolo contro l'oppressione angioina "non fu soltanto un dramma isolato di cospiratori e tagliagole... ma fu uno di quegli eventi storici che mutarono il destino di nazioni e di istituzioni di rilievo mondiale". Poiché, come si sa in ogni dove, la civiltà moderna inizia nel Mediterraneo, ed in Sicilia.
A volte la ruota della storia, come il decimo arcano dei Tarocchi, torna a girare e ciò accade quando l'esaperazione giunge al culmine, quando i popoli sono estremamente e singolarmente vessati. Così le genti d'America si ribellarono alla iniqua pressione fiscale nel secolo XVIII e nacque, dopo un breve conflitto, la gloriosa Unione degli Stati nord americani, suggellata dalla illuminata sua Costituzione; così dopo un terrificante e devastante conflitto, nel recente XX secolo in Sicilia durante l'occupazione nasceva l'indipendentismo, dal cui sangue e valore (1944-46) sgorga l'attuale Statuto della Autonomia della Sicilia: il quale nei fatti ci consentirebbe di governarci nè più ne meno di uno degli stati federati statunitensi, se avessimo avuto dei politici degni di questo nome e non già servi dello Stato nazionale, da cui nessuno auspica la separazione poiché sarebbe assurdo ed insensato, ma il massimo grado di autogestione, in primis quella finanziaria.
Ecco perché le attuali proteste dei movimenti "dei forconi", "forza d'urto", e similia, hanno tutto il nostro sostegno e la massima solidarietà da parte di Akkuaria. Il mondo della cultura mondiale, e quella di Sicilia in particolare, non può che essere al fianco delle rivendicazioni degli uomini di terra di mare e di trasporto, nel sostenere non solo le loro legittime richieste, ma anche e soprattutto nell'invocare a gran voce quella rivoluzione culturale, pacifica (non pacifista) delle masse che dovrà necessariamente portare ad uno scontro frontale con la "casta" dei poteri forrti della politica, della grande industria, della imprenditoria vero fomite della criminalità e non viceversa poiché essa medesima facente monoblocco con la subdola imposizione fiscale che non può accettarsi, pur nelle comprensibili emergenze, da un governo che non segue il corso degli eventi dei popoli, perciò rischia anche suo malgrado di esserne travolto. Difficilmente le genti di Sicilia si ribellano: se in questi giorni le proteste apartitiche ed in nome solamente del tricuspide ed antichissimo simbolo della Triquetra (al centro dell'isola ammantata del patrio tricolore... ciò ha senza dubbio un grande significato), hanno riscosso unanimi consensi dalle masse, a cominciare dalle donne d'ogni età e condizione sociale, v'ha da riflettere e sostenere quell'onda immensa che può trasformarsi nella grande marea che travolgerà gli inetti ed i sordi al richiamo della coscienza.
Chi vede, in silenzio ascolta. "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti", ammoniva il Maestro divino: la Chiesa dell'Apostolica legazìa e degli ultimi sa e non dimentica la storia.
Intellettuali, donne e uomini d'arte e cultura, Poeti, sono sulle barricate col movimento che dalla protesta per motivi apparentemente pratici, si muta e dovrà mutarsi in rivolta ideale contro il sistema dell'oppressione dell'uomo sull'uomo, finché il riscatto del popolo siciliano, nella sua completa autogestione, non si compia, in nome di quei valori di Libertà, di Tolleranza, di Fratellanza che sempre furono la gemma regale dei venticinque secoli della nostra intramontabile civiltà.
Catania 19 gennajo 2012