mercoledì 27 novembre 2013

Progetto Sicilia, Convegno dibattito sul Grano, una moneta siciliana per la prosperità; Messina, Salone delle Bandiere sede del Comune, 1 dicembre 2013 ore 10

 


Presenta Alessandro Piparo, introduce Nancy Mirenda Presidente dell'associazione "progetto Sicilia".
Parteciperanno: Santo Fortunato (medico bioeticista), Francesco Giordano (scrittore e storico patrio), Azzurra Ridolfo (economista, Università degli Studi di Palermo), Cosimo Massaro (scrittore monetarista).
Prolusione di Giuseppe Pizzino (imprenditore), ideatore del Progetto.
Intervento di chiusura della cantante Ade La.

mercoledì 13 novembre 2013

Fenomenologia del bastone, simbolo di autorità perduta: se ne ricorderanno i Novanta dell'ARS accogliendo la volontà popolare che vuole la moneta Grano?





Fenomenologia del bastone, simbolo di autorità perduta: se ne ricorderanno i Novanta dell'ARS accogliendo la volontà popolare che vuole la moneta Grano?

Ci è stata chiesta una definizione approssimativa del simbolismo del bastone, o altrimenti detto randello, verga, bacchetta, insomma quello strumento, perlopiù di legno, che l'uomo usa sin dai suoi primordi sulla Terra, per varie manifestazioni del suo essere. Si potrebbe dire, una fenomenologia del bastone: e gli esempi sarebbero innumerevoli, nonchè forse annojanti i non molti lettori appassionati del mondo incantato dei segni, o simboli. Daremo solo brevissimi cenni: per cui, senza andare fino alle rive d'Orìente su le spiagge che videro fiorire le millenarie civiltà di Faraoni e Re egizi e Sumeri, rimaniamo nella tradizione biblica, citando il gran legislatore Mosè: tutti sanno, o dovrebbero ricordare, l'episodio in cui egli tramutò, guidato dalla volontà dell'Io Sono, il suo bastone in serpente alla presenza del Faraone, al cui gesto i maghi del re egizio contrapposero il loro eguale prodigio: e di come il serpente mosaico divorasse quelli dei sacerdoti egiziani. Allegoria della potenza dell'Essere Supremo di fronte alla violenza spirituale di quel re abbandonato dall'Ogdoade.

Quest'altro episodio biblico, in cui il Dio geloso sceglie il prediletto fra le Dodici tribù d'Israele, è significativo della valenza indiscutibile del bastone o verga: "[16]Poi il Signore disse a Mosè: [17]«Parla agli Israeliti e fatti dare da loro dei bastoni, uno per ogni loro casato paterno: cioè dodici bastoni da parte di tutti i loro capi secondo i loro casati paterni; scriverai il nome di ognuno sul suo bastone, [18]scriverai il nome di Aronne sul bastone di Levi, poiché ci sarà un bastone per ogni capo dei loro casati paterni. [19]Riporrai quei bastoni nella tenda del convegno, davanti alla testimonianza, dove io sono solito darvi convegno. [20]L'uomo che io avrò scelto sarà quello il cui bastone fiorirà e così farò cessare davanti a me le mormorazioni che gli Israeliti fanno contro di voi».
[21]Mosè parlò agli Israeliti e tutti i loro capi gli diedero un bastone ciascuno, secondo i loro casati paterni, cioè dodici bastoni; il bastone di Aronne era in mezzo ai loro bastoni. [22]Mosè ripose quei bastoni davanti al Signore nella tenda della testimonianza. [23]Il giorno dopo, Mosè entrò nella tenda della testimonianza ed ecco il bastone di Aronne per il casato di Levi era fiorito: aveva prodotto germogli, aveva fatto sbocciare fiori e maturato mandorle. [24]Allora Mosè tolse tutti i bastoni dalla presenza del Signore e li portò a tutti gli Israeliti; essi li videro e presero ciascuno il suo bastone. (Numeri 17:16-24).

Quindi sin dalle ere primeve, particolarmente nelle società agricole, il bastone fu simbolo di comando, di autorità del saggio (solitamente anziano), di saggezza, di autorevolezza. Di potenza spirituale soprattutto. Letteralmente serviva anche per difendersi: un colpo ben assestato di bastone mandava e manda a terra l'avversario. I celebri monaci dell'alto medioevo detti circumcellioni, utilizzavano proprio il bastone onde sbarazzarsi dei nemici e imporre così la propria visio religiosa: tipi poco raccomandabili, non esattamente dei fratelli di Don Bosco o di Filippo Neri....

Così sono le connotazioni negative del bastone a colpire egualmente: Orfeo, simbolo puro dell'Iniziato ai Misteri maggiori, viene ucciso dalle Baccanti a colpi di bastone, segno che ignoranza e fanatismo possono spesso trionfare sulla Rettitudine. Anche importante è che il bastone, legato al Fuoco e all'Acqua, ha valenza fallica sia tra i popoli affricani e asiatici, che tra quelli indoeuropei.

Nella religiosità appèllasi bordone, e celebre è quello dei pellegrini medievali, come il pastorale dei Vescovi della Chiesa Cristiana, Ortodossa o Cattolica o d'altro genere; anche nell'Islàm i marabutti ostentano a volte la propria autorità spirituale con il bastone. Come nella religione Indù esso é simbolo di Yama, mentre l'intrecciarsi in modo elicoidale delle energie del Bhrama-danda attorno all'axis mundi, la sushumna, è la creazione completata. Oggi sappiamo che così è fatto il DNA umano, mentre il caduceo rimane segno della casta medica, quale distintivo di Asclepio (non dimenticato interlocutore di Thot nei libri Ermetici). La letteratura del XX secolo ha tramandato il bastone salvifico di Gandalf e quello occulto di Saruman (Tolkien, il Signore degli Anelli), e così via.

Ma non ha inventato nulla il tramandarsi delle tradizioni compendiate nella Torah pure fondamentale, ovvero i testi biblici (Gesù è comunque un Rabbi che non usa bastone perchè troppo giovane, anche se all'axis mundi viene appeso...), se leggiamo nell'Elettra di Sofocle, quindi cinquecento anni prima del Messìa e mentre gli Habiru erano nella cattività babilonese, che a Clitennestra vedova appare in sogno Agamennone, il quale prende lo scettro-bastone e lo pianta in terra, e subito questo si trasforma in un albero fiorito "la cui ombra si allarga su tutta la regione dei Micenei". Cioè il ritorno del figlio vendicatore dell'assassinio del padre ma non solo, la vittoria della Giustizia sul mondo.

E' il medesimo simbolismo ripreso nell'episodio leggendario del "quo vadis" di Roma, laddove Pietro viene invitato da una figura misteriosa, mentre si allontana dalla Capitale, a tornare in città e immolarsi per la Via, la Verità, la Vita: quel bastone diviene fiore e fonte di Luce, della luce d'Oriente.

La politica degli ultimi cento cinquant'anni, inteso il termine nel senso ellenico ovvero governo delle poleis, ha svilito il significato misterico del bastone, mutandolo in cristallizzazione della violenza bruta: dal "santo manganello" di mussoliniana memoria (le camicie nere della Marcia cantavano: "se non ci conoscete guardateci all'occhiello, noi siamo i fascisti del santo manganello"), fino al pestaggio della scuola Diaz ad opera delle forze della Polizia della Repubblica italiana, qualche anno fa (il capo dei questurini si chiamava appunto, forse non a caso, Manganelli). Altri gruppi politici progressisti usarono le armi da fuoco a canna corta, col medesimo risultato (i comunisti leninisti così assassinarono l'intiera famiglia dello Czar di Russia con i figli minori, nell'agosto 1918)

Non questo è l'interesse che qui anima gli ideatori della proposta o della riesumazione in chiave simbolica, del bastone. Anzi, se così fosse, sarebbe immediatamente da cassàre quale contraria alla basilare civiltà e alla cultura dei popoli.

La Sicilia ha recentemente riscoperto, si apprende da Internet, miscelata alle arti marziali orientali, una certa "arte della paranza o del bastone siciliano" (diffusa alle pendici dell'Etna come nel messinese), ovvero l'uso di questo strumento di pastori per fare sport legalmente autorizzato e con delle scuole aventi basi di profitto. Lo registriamo come moda del XXI secolo, anche se tale abitudine è altrettanto sconsacrante e deleteria come l'utilizzo politico del bastone di cui prima si discettava.

Sia sufficiente, assodata la simbologìa fenomenica del bastone come segno di autorità (latinamente, auctoritas) e di una influenza di chi più può, nelle democrazie elettive occidentali (giusto che sia o meno tale metodo di espressione delle masse, prettamente modernista) come nelle Assemblee parlamentari, chiarire che in tale contesto, e in questo solamente, esso deriva non da una Luce superiore di stampo divino, ma dal basso, cioè dal popolo sovrano: gli stessi Re di Savoja si firmavano sovrani d'Italia "per grazia di Dio e volontà della Nazione", facendo intendere che dai cittadini avevano ricevuto tale investitura "democratica"; e gli stessi cittadini potevano toglierla loro, come è accaduto. Vieppiù i 90 parlamentari siciliani eletti (nell'ottobre 2012) a rappresentare la gente, per la prima volta nella storia delle elezioni regionali in Sicilia dal 1946, con una minoranza di elettori che si sono recati alle urne (solo il 47% ha votato), quindi politicamente delegittimati de facto anche se de jure autorizzati a rappresentare la maggioranza che (antidemocrazia montante? Forse...) non si è espressa, soffrono di codesto vulnus e soggiacciono, nell'Etica popolare come in quella aristotelica, alla volontà della massa critica dei siciliani. Di tutti i siciliani, soprattutto di chi non si è recato alle urne e però, legibus solutus, ha pieno diritto di critica e di sollecitazione dell'adempimento del dovere da parte di costoro i quali non sono che impiegati del popolo sovrano di Sicilia.

Da cui l'iniziativa di Giuseppe Pizzino e di "Progetto Sicilia", un bastone per ogni deputato. Segno, ammonimento solenne, monito arcaico ed arcano, avente i significati che abbiamo testè dipanato: una goliardata potranno dirla alcuni, un segnale intellettualmente e pacificamente molto forte secondo altri, congegnato appositamente per tracciare con la Storia, l'adozione della prima petizione popolare che mai si sia attuata in Sicilia a norma dello Statuto Speciale, ovvero l'uso della moneta complementare Grano. Dunque il Signor Commissario per la Sicilia, di cui governo nazionale ci fa onore di fregiarci, unico caso fra le regioni d'Italia, poichè evidentemente lo Stato unitario non dimentica, e fa bene, che la nascita dello Statuto fu concepita in senso pattizio, come alleanza fra "stato" di fatto di Sicilia e Governo nazionale nei colloqui, segreti e ufficiali, dell'autunno-inverno 1945 e primavera 1946, portanti alla nascita della terza carta costituzionale siciliana, dopo quelle del 1812 e del 1848, stia tranquillo: l'idea è del tutto pacifica e tale rimarrà e deve rimanere, assolutamente.

Sono i Siciliani che sovente manifestano di aver dimenticato la loro Storia, le loro origini. Magari mostrando un "bastone", forse, qualcuno se ne ricorderà...

F.Gio


(Questa nota è stata pubblicata sulla pagina facebook di Progetto Sicilia: https://www.facebook.com/notes/progetto-sicilia/fenomenologia-del-bastone-simbolo-di-autorit%C3%A0-perduta/614586398601154)